IVA al 21%, cosa succede alle tariffe dei cellulari: le posizioni di Tim e Vodafone

di Sergio Salerno

Paese che vai, aliquota che trovi. Risuona caldo in queste ore, seppur con una licenza che spero possiate concederci, questo famoso adagio.

Come noto, a seguito dell’approvazione dell’ultima Manovra Finanziaria (legge di conversione del d.l. 138/2011), è stato innalzato, con decorrenza 17 Settembre 2011, l’attuale aliquota IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) dal 20 al 21%.
Trattandosi di una imposta generale sui consumi, essa colpisce esclusivamente i consumatori finali e quindi, relativamente al settore di nostro interesse, i clienti dei diversi operatori nazionali.

Chi, come ma sopratutto quale posizione hanno assunto i vari gestori di telefonia mobile di fronte a questo intervento?

Vodafone informa attraverso una comunicazione ufficiale che “in seguito all’entrata in vigore della Legge n. 148 del 14 settembre 2011, [..] provvederà nei tempi tecnici necessari ad adeguare i piani, le opzioni e le promozioni alla nuova aliquota IVA che passa dal 20% al 21%. Le informazioni di dettaglio sull’adeguamento saranno progressivamente rese disponibili sul sito www.vodafone.it e con ogni eventuale altro mezzo di diffusione.”
Rispetto a quanto pubblicato in precedenza precisiamo che tale informativa non annuncia in alcun modo un aumento delle tariffe, quanto piuttosto avverte i Clienti Vodafone che l’adeguamento dell’offerta verra’ loro comunicata attraverso i canali di informazione dell’Azienda. Ad oggi nessuna comunicazione e’ stata data in questo senso.

Non è diverso l’atteggiamento di TIM, ovviamente.
TimxSmartphone senza limitiDal sito ufficiale, infatti, è possibile apprendere che ” fino a nuova comunicazione, TIM si farà carico dell’incremento d’imposta lasciando invariati gli attuali prezzi che includono l’IVA del 20%
Una mossa, definitiva o temporanea che sia, che sembra aver acquisito molti consensi tra i clienti del gestore e non solo.

Ma qual è, allo stato attuale, la posizione assunta da Wind ed H3G?


Di questo non ci è dato ancora sapere. Ciò che è certo, è che la situazione dovrà, giocoforza, esser chiarita nel giro dei prossimi giorni, al fine di rendere più chiara e precisa la valutazione delle singole offerte da parte dei consumatori e, perchè no, semplicemente al fine di esprimere un giudizio di “valutazione qualitativa” in base alle singole politiche adottate da ciascun operatore.

Una speranza, credo, accomuni tutti noi consumatori: che se un aumento debba esserci, esso risulti proporzionale all’effettivo incremento d’imposta, senza che un’esigenza di “forza maggiore” (se così può definirsi) si trasformi, de facto, in uno strumento di abuso che sia in grado di condurre, in breve tempo, ad un ingiustificato e sproporzionato aumento delle tariffe.

Articolo aggiornato il 20 settembre

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