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Meno invasivo il controllo su tablet e cellulari dei dipendenti rispetto alle premesse

di Valerio Longhi

appsquareNel comunicato stampa di Palazzo Chigi sono poche righe.

Sotto la voce “Disposizioni in materia di rapporto di lavoro” al primo punto dei principali interventi si legge che “la revisione della disciplina dei controlli a distanza del lavoratore, con un intervento sull’art. 4 dello Statuto dei lavoratori per adeguare la disciplina all’evoluzione tecnologica, nel rispetto delle disposizioni in materia di privacy”.

Cosa significa?
A spiegare ci pensa il Ministro prospettando, per chi lavora, una sorta di controllo a distanza su cellulari e tablet sviluppato in maniera più soft di quella prospettata, ad esempio, lo scorso giugno a margine del Jobs Act.
Il Ministro Poletti ha specificato che sui tablet e sui cellulari in dotazione ai lavoratori comunque non possono essere montate strumentazioni o applicazioni con funzioni di controllo ma – per dirla in breve – ” [..] se si vuole rispettare la privacy, su quel dispositivo devono esserci solo applicazioni finalizzate al lavoro per il quale è stato consegnato“.
Comunque il fine di uno strumento aziendale non può essere quello di essere utilizzato sistematicamente per il controllo.

È quindi questa la soluzione trovata per mettere fine alle numerose polemiche esplose intorno alla delicata questione del controllo a distanza.

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