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AssTel contro l’emendamento sui call center nel DDL sugli appalti pubblici

di Redazione

asstelAssotelecomunicazioni-Asstel è contraria all’emendamento approvato in Commissione Ambiente alla Camera sulla gestione dell’occupazione nel caso di cambi di appalto nei call center perché ingessa il mercato impedendo la competizione tra imprese basata sulla qualità, non tutela lo sviluppo dell’occupazione nel nostro Paese, né incentiva la crescita professionale dei lavoratori.

L’emendamento, inoltre, va in controtendenza rispetto alla necessità di creare le condizioni normative per rendere competitivo investire in Italia, direzione nella quale si sono mossi alcuni provvedimenti del Governo quali ad esempio la riduzione del carico Irap” è quanto afferma Dina Ravera presidente dell’associazione delle imprese della filiera delle Tlc aderente a Confindustria, in merito all’emendamento 7-bis inserito nel ddl 3194 (Delega al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE in discussione alla Camera) attraverso cui è stata introdotta, di fatto, una clausola sociale che prevede, in caso di cambio di appalto, che il rapporto di lavoro continui con l’appaltatore subentrante, indipendentemente dalla situazione organizzativa e tecnologica di quest’ultimo, salvaguardando inoltre il posto di lavoro e i trattamenti economici previsti dalla contrattazione collettiva vigente a tutti dipendenti dell’impresa che precedentemente assicurava il servizio.

Introdurre nel nostro sistema – precisa Ravera – un meccanismo di tal fatta al cambio di appalto, che è il risultato di un’azione concorrenziale, è una grave forzatura, che annulla l’autonomia gestionale delle aziende che intendano partecipare alle gare. Invece di tutelare l’occupazione, in questo modo vi è il rischio concreto di creare esuberi nell’impresa che acquisisce la commessa e di frenare gli investimenti in formazione e in tecnologia da parte delle imprese di call center. Va da sé che la trasposizione di una normativa rigida di tal genere al settore dinamico e innovativo dell’assistenza per i servizi digitali possa essere fonte di distorsioni del mercato e vada considerato quanto meno discutibile”.

Desta stupore – conclude il presidente di Asstel – che l’approvazione dell’emendamento sia avvenuta mentre sono in corso i lavori del tavolo nazionale sul settore dei call center presso il MISE, dove è stata da poco preannunciata una nuova convocazione nelle prossime settimane per discutere di nuove proposte da parte del Ministero.

Alle Commissioni parlamentari e all’Aula chiediamo di valutare come un tema di così grande rilevanza per l’economia digitale e per il connesso mercato dei lavoro non possa essere trattato estemporaneamente inserendolo in un disegno di legge delega che riguarda la disciplina degli appalti pubblici.
Nell’auspicare, quindi, che la questione venga riportata nell’alveo naturale del piano del Governo “Crescita digitale”, le imprese associate ad Asstel rinnovano il proprio impegno a investire nel settore dei call center per qualificare i servizi e l’occupazione, a condizione che permangano condizioni di flessibilità organizzativa che ne consentano l’evoluzione continua e il progressivo innalzamento dei livelli di qualità
”.

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