Roma, l’antenna 3 di via Chiusdino arriva in Tribunale

di Valerio Longhi

Arriva in Tribunale la vicenda dell’antenna H3G di Via Chiusdino a Roma.

Il tutto parte due anni fa, a febbraio 2007, quando i residenti di Colle del Sole preoccupati per la notizia che un loro vicino stava eseguendo lavori nel proprio giardino per l’installazione di un’antenna di telefonia mobile, alta 28 metri, organizzarono una manifestazione alla quale cui parteciparono diversi cittadini e consiglieri municipali di maggioranza e opposizione.

L’accusa nei confronti dei 19 identificati ed indagati è di violenza privata. Secondo quanto si legge nella notifica di rinvio a giudizio, infatti, i residenti “in concorso tra loro e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, attuato nel quadro di una manifestazione di protesta” impedirono “la costruzione e attivazione di un impianto ricetrasmittente al servizio di una rete di telefonia cellulare, ritenendo sussistente un pericolo per la salute pubblica”. Manifestazione attuata, secondo il magistrato, “nonostante l’infondatezza di tale timore, in quanto si trattava di attività autorizzata dalle autorità competenti”. Insomma, se la compagnia 3 Italia aveva ricevuto il via libera, non c’era ragione di allarmarsi per i rischi da inquinamento elettromagnetico. Una decisione surreale”, secondo il coordinatore dei comitati romani contro elettrosmog, Giuseppe Teodoro, che ha promesso di intervenire al processo per testimoniare sullo svolgimento dei fatti e dimostrare la fondatezza dei timori per la salute pubblica nei confronti dell’elettrosmog.

Per la cronaca il Node-B non è mai stato installato in quel luogo; infatti, al termine di un tavolo con il XV Municipio 3 Italia aveva accettato di ricollocare l’impianto in un’area ritenuta più compatibile per l’assenza di insediamenti abitati.

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