Scandalo in Umbria: 11 indagati per false attivazioni a danno di H3G

di Valerio Longhi

Grande eco nel primo weekend di novembre per l’operazione che la Procura di Perugia ha svolto contro 11 persone autori di una grossa truffa ai danni di 3 Italia. Il fine degli indagati era quello di massimizzare le provvigioni che H3G riconosce per ogni attivazione: per fare ciò riuscivano a produrre, all’insaputa di ignari clienti, contratti telefonici falsi. Cosa è successo? Andiamo nel dettaglio.

Gran parte della possibile clientela vendita contattata fuori dai locali commerciali da addetti porta a porta che si muovevano nelle piazze e vie cittadine: le persone interessate all’offerta di un comodato “Scegli 3” che non fornivano il numero del loro conto corrente per l’addebito diretto della fattura (per aderire all’offerta infatti è obbligatorio fornire le coordinate bancarie quale forma di garanzia per il gestore telefonico in cambio di un comodato) portavano all’impossibilità di compilare il contratto, tanto che i collaboratori della MC Tecnology – ovvero della società di servizi interessata dall’indagine della Procura perugina, di cui è indagata anche la titolare – producevano a nome della persona, a sua totale insaputa, un contratto totalmente contraffatto contanto di firma falsa e false coordinate bancarie.

Il meccanismo permetteva così l’attivazione abusiva di un numero cospicuo di contratti,pur senza l’esplicito consenso del cliente che spesso in buonafede aveva fornito solo vaghi dati personali. Il tutto ovviamente in danno ad H3G che si trovava ad attivare un contratto che a un secondo controllo non risultava pagabile. Le dichiarazioni di uno dei collaboratori pentiti hanno infine evidenziato che alcuni di loro possedevano una vera e propria banca dati in cui erano riportati oltre agli Istituti bancari, anche numeri di conto falsi che servivano per la compilazione in frode dei contratti.

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