Brexit: le aziende britanniche – eccetto 3UK – non escludono un ritorno ai costi di roaming

di Redazione

Tra i vari aspetti della Brexit che fanno discutere c’è il regolamento europeo che ha posto fine ai costi di roaming all’interno dell’UE.

Solo due dei 12 maggiori gestori di telefonia mobile del Regno Unito finora si sono impegnati a mantenere il roaming nell’Unione Europea “gratuito” dopo la Brexit.

La scadenza è davvero a breve. Se il governo britannico concorda un “accordo” con l’UE prima della Brexit, allora le attuali norme sul roaming mobile dovrebbero continuare almeno fino alla fine del 2020. Ma se il Regno Unito lascia senza un accordo, le tariffe di roaming potrebbero tornare immediatamente visto che spetterà alle singole imprese decidere cosa fa.

Ora, con meno di due mesi di tempo prima che il Regno Unito esca dall’UE, un’indagine di MoneySavingExpert ha rilevato che solo due fornitori – Three e Smarty, di proprietà di Tre – hanno categoricamente escluso la reintroduzione delle tariffe di roaming dopo la Brexit.

Almeno 10 aziende – che hanno almeno l’85% degli utenti mobili del Regno Unito come clienti – affermano di non avere “piani” per modificare le loro politiche di roaming, ma non possono escludere la reintroduzione delle tariffe di roaming.

Ricordiamo che, se anche comunemente chiamato “roaming UE” anche dalla nostra stessa redazione per semplicità, non è obbligatoria l’adesione all’Unione Europea per beneficiarne: lo stesso regolamento, infatti, comprende – già dall’Eurotariffa, ndr – i paesi aderenti nello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein) che hanno stipulato un accordo con l’UE per utilizzare le proprie offerte e tariffe nazionali con le stesse regole dei paesi membri.

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