I gestori in campo contro la tassa sulle SIM telefoniche

di Redazione

In relazione a notizie apparse nelle scorse ore su alcuni quotidiani, Asstel manifesta la sua assoluta contrarietà all’ipotesi di una imposizione di nuove tasse a carico delle SIM Business.

Il settore delle telecomunicazioni in Italia ha subito e continua a subire gravi perdite di valore, a causa di un mercato iper-competitivo, dei costi delle frequenze, e di regolamentazioni e normative penalizzanti.

Non sopporterebbe un ulteriore aggravio, che si trasferirebbe inevitabilmente dai consumatori tassati ai bilanci delle imprese, già impegnate in rilevanti operazioni di riduzione dei costi, necessarie per compensare la contrazione di ricavi e margini.

Un nuovo tributo a carico alle linee mobili “business”, oltre ad aggravare la situazione attuale, arrecherebbe un danno gravissimo alla diffusione delle tecnologie digitali nelle imprese di piccole, medie e grandi dimensioni, tra i professionisti, gli artigiani e i commercianti: un effetto pesantemente negativo per tutti coloro che lavorano e creano sviluppo.

E ostacolerebbe la diffusione delle soluzioni digitali più innovative (Internet of Things) che prevedono l’impiego di un grande numero di SIM, con un volume unitario di traffico di limitate dimensioni e valore: un servizio che diventerebbe del tutto antieconomico con l’imposizione di un simile tributo.

Una tassazione delle SIM business, in definitiva, non solo danneggerebbe pesantemente un pezzo cruciale dell’industria italiana, ma metterebbe in questione la trasformazione digitale del Paese, obiettivo che tutti – a partire dal governo – affermano di voler perseguire con forza.

Per questo ci auguriamo che le notizie apparse sabato sulla stampa vengano smentite con decisione e in via definitiva“, scrive l’Associazione che tutela gli interessi delle aziende TLC Associate sulle tematiche sindacali e del lavoro.

CS

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