Rete fissa, la delibera AgCom che dice stop ai costi di disdetta entro i 24 mesi

di Valerio Longhi

Ostacoli all’esercizio del diritto di recesso da offerte business da rete fissa e mobile per addebito di spese non giustificate e mancanza di trasparenza relativamente alle spese di disattivazione delle offerte da rete fissa business

Dietro questo oggetto presente nella Delibera n. 120/21/CONS di AgCom che riguarda un’ordinanza ingiunzione nei confronti della società Wind Tre S.p.a. – per la violazione dell’articolo 71 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, nonché dell’art. 1, commi 3 e 3-ter, del decreto legge n. 7/2007 convertito con modificazioni in legge n. 40/2007 in combinato disposto con l’art. 4 della delibera n. 252/16/CONS, come si legge sul sito agcom.it – rischiano di cambiare molti equilibri nell’offerta di rete fissa degli operatori italiani.

Perché?

Oltre a sanzionare WINDTRE, AgCom scrive letteralmente che ” […] com’è notol’art. 1, comma 3, del c.d. decreto Bersani, nel testo novellato dalla legge. n. 124/2017 (c.d. “Legge concorrenza”), oltre a confermare il principio generale secondo cui non possono essere imputate agli utenti spese non giustificate da costi degli operatori ha specificato che le spese di recesso devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi realmente sopportati dall’azienda, ovvero ai costi sostenuti per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio“.

Inoltre, nel caso di contratti che includono offerte promozionali, a seguito dell’introduzione dell’art. 1, comma 3-ter, è altresì necessario che gli eventuali costi per il recesso anticipato siano anche “equi e proporzionati al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta”.

Nel 2018, in riferimento al tema delle promozioni, “l’Autorità ha chiarito che il valore del contratto è a sua volta definito come prezzo implicito che risulta dalla media dei canoni che l’operatore si aspetta di riscuotere mensilmente da un utente che non recede dal contratto almeno fino alla scadenza del primo impegno contrattuale“.

Insomma, in attesa di vedere AgCom con una posizione forte sull’oggetto, nella delibera pubblicata giovedì 13 maggio scorso si puo leggere come sia “agevole osservare che, per tali offerte, la rateizzazione del contributo di attivazione non solo non vale a mutarne la natura di servizio una tantum, ma è del tutto virtuale perché, come confermato anche dalle fatture accluse alla nota di riscontro, il relativo importo non viene addebitato nel corso del rapporto se l’offerta rimane attiva per tutta la durata contrattuale“.

Insomma, gli operatori telefonici non possono far pagare il costo di attivazione agli utenti che lasciano prima di 24 mesi l’offerta che hanno scelta.

Salverà i clienti dai prossimi extra costi di disdetta?
Vedremo, già a breve, come i gestori risponderanno ai prossimi reclami dei clienti.