Il rame diventa fibra: il “miracolo” di TIM

di Redazione

A inizio mese è uscito un interessante documento su AccessoCo.

Si chiamerà AccesCo la Società per la rete in fibra ottica che, in un percorso che terminerà a fine marzo 2021, permetterà di risolvere il digital divide in Italia.

Tanti attori, una sola rete

Di fare un’unica rete in fibra ottica se ne parla dal 1995 e cominciavamo a perdere le speranze. Paradossalmente, l’emergenza Covid e i soldi resi disponibili con il Recovery Fund sono stati la spinta che ci voleva per dare una svolta. Con lo smart working durante il lockdown e la scelta di molte aziende di prorogarlo, la necessità di connettività performanti anche da casa, soprattutto da piccoli paesi o in località rurali e montane si è fatto sentire più di prima.

È di questi giorni la firma della lettera di intenti da parte di TIM e di CDP (Cassa Depositi e Prestiti) per mettere insieme l’infrastruttura di TIM con Open Fiber di Enel.

Per quanto riguarda la rete attualmente in rame, TIM ha costituito FiberCop, la rete secondaria che va dagli armadi in strada alle abitazioni. Oltre all’intervento determinante del Governo, un impulso decisivo è stato dato da KKR, investitore americano che ha stanziato circa 1,8 miliardi per la realizzazione del progetto.

Altri attori coinvolti sono Fastweb, con il 20% di FlashFiber, e Tiscali, che lavorerà accanto a TIM per capire come sostituire il rame con la fibra.

Una rete moderna di questo tipo aiuterà la digitalizzazione dei servizi pubblici, dell’istruzione e della telemedicina, oltre a ridurre i costi per le imprese, rilanciare i ricavi e aumentare le potenzialità dell’economia italiana. Come ha sottolineato il Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, nella rete dovranno entrare anche “5G, server e data center di prossimità”.

5G, Huawei e rete mobile: come gestirla?

Qualche timore riguardo al 5G e alla Sicurezza, soprattutto se si parla di Huawei. L’investitore KKR intende fissare dei paletti sulla presenza dell’operatore cinese, considerato dagli americani un partner non affidabile. La presenza di Huawei metterebbe a repentaglio la sicurezza della rete nazionale, sia governativa sia commerciale, nel caso di attacchi di spionaggio da parte del governo cinese, considerato un tipo di governo apertamente autoritario e poco interessato alla salvaguardia dei dati.

Fibra ottica: come funzionerà?

Il Piano strategico per portare la banda ultra larga in tutto il Paese è iniziato nel 2015, con l’obiettivo di portare i 100Mbts all’85% del territorio e i 30Mbts a tutti gli italiani, con una rete Fiber to the home (Ftth). Attualmente, i 30Mbts arrivano al 66% della popolazione; i 100Mbts arrivano solo al 20,3% degli abitanti mentre il 17,3% è coperto da una rete con una velocità tra i 100Mbts e i 500Mbts (dati dal sito del Ministero dello Sviluppo economico).

Le linee complessive sono 19,47 milioni, di cui il 44,3% in rame, il 41,8% in rame-fibra, il 6,9% in fibra Ftth e il 7,1% fixed wireless. La rete in fibra di TIM è la più estesa rispetto agli altri operatori ma arriva alle cabine e non alle case (Fiber to the cabinet, Fttc). E se nelle città l’armadio dista meno di 250 metri dalle abitazioni, nei paesi può superare i 500 metri, con una conseguente riduzione della velocità una volta arrivata in casa. In un Paese come il nostro dove la TV via cavo non ha mai attecchito, è fondamentale avere una connessione veloce direttamente a casa, per streaming, tv on demand e smart working sempre più diffusi.

Cablare l’Italia è ora diventato un obiettivo realistico e non più procrastinabile.

Source: testo tratto da TIM OPEN

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