Internet e disabilità, gli utenti italiani sono meno della media europea

di Redazione

Lo scorso 16 maggio, in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Accessibilità, uno studio di Surfshark ha rivelato che l’uso di Internet tra i residenti dell’UE con limitata accessibilità è inferiore del 17% rispetto a coloro che non hanno tali limitazioni.

Questo studio mette in luce un problema significativo nell’inclusione digitale in Europa.

I principali risultati dello studio

L’Italia si posiziona al 13° posto tra i 25 paesi dell’UE analizzati. In Italia, il 20% in meno delle persone con limitazioni di attività utilizza regolarmente Internet, indicando un divario nell’uso di Internet maggiore rispetto alla media dell’UE del 17%.

Il 69% dei residenti italiani con limitazioni di attività utilizza Internet regolarmente, rispetto all’87% di coloro che non hanno limitazioni.

Confrontando l’Italia con la Spagna, che si classifica all’11° posto con un divario nell’uso di Internet del -15,6%, l’Italia presenta un divario maggiore (-20,2%). Anche rispetto alla Francia, che si posiziona al 7° posto con un divario del -11,9%, l’Italia mostra un divario più ampio (-20,2%).

In media, oltre il 91% delle persone senza limitazioni di attività nell’UE utilizza regolarmente Internet, mentre meno del 76% delle persone con varie disabilità lo fa. Il divario tra persone con limitazioni di attività e quelle senza supera i 15 punti percentuali, rappresentando 18,9 milioni di persone con disabilità che restano indietro.

I paesi con la minor disparità tra persone con e senza disabilità in termini di accesso a Internet sono Irlanda, Paesi Bassi e Finlandia, ciascuno con meno del 10% di differenza nell’uso regolare di Internet. Al contrario, i paesi che mostrano il divario più ampio sono Bulgaria, Grecia e Polonia, dove la differenza nell’uso regolare di Internet è di circa il 40%.

Inclusività e benessere economico

L’inclusività non è una caratteristica dei paesi meno ricchi. Esiste una forte correlazione (0,94) tra la ricchezza di un paese (PIL pro capite) e il divario nell’uso di Internet tra persone con e senza limitazioni di attività. Questo indica che la ricchezza di un paese non sempre si traduce in un accesso equo a Internet per le persone con disabilità.

Le barriere principali

Daniel Casas, Responsabile dell’Accessibilità del Forum Europeo della Disabilità, ha affermato: “Ci sono tre principali barriere che contribuiscono al divario nell’uso di Internet all’interno dell’UE. La prima è l’inaccessibilità pervasiva delle piattaforme digitali, con un numero significativo di siti web e applicazioni che non sono ancora pienamente accessibili alle persone con disabilità. La seconda è la mancanza di supporto pubblico e il fattore di disparità economica, poiché le persone con disabilità spesso affrontano livelli di reddito inferiori, limitando il loro accesso a Internet ad alta velocità, tecnologie assistive avanzate e gli ultimi dispositivi ICT. La terza è il tasso di occupazione inferiore tra le persone con disabilità, che non solo influisce sul loro status economico, ma riduce anche il loro coinvolgimento quotidiano con le tecnologie digitali comunemente usate sul posto di lavoro.”

Lina Survila, portavoce di Surfshark, aggiunge: “È cruciale riconoscere il divario digitale, comprendendo che la vera accessibilità va oltre la semplice connettività. I nostri approfondimenti evidenziano che un PIL robusto non sempre equivale a un accesso a Internet equo per le persone con disabilità. Sebbene ci sia ancora molto lavoro da fare, oggi promuoviamo la consapevolezza e il dialogo come passi vitali verso un panorama digitale inclusivo per tutti.”

Questo studio di Surfshark sottolinea l’importanza di affrontare le disuguaglianze digitali e di promuovere un accesso equo a Internet per tutti i cittadini dell’UE, indipendentemente dalle loro capacità.