Osservatorio 5G & Beyond PoliMi: cresce l’interesse per il 5G e per lo sviluppo di progetti

di Andrea Trapani

Aumentano le aziende end user con una conoscenza elevata del 5G (30%), una su tre è interessata alla tecnologia. Nella filiera ICT il 43% ha attivato progetti o intende farlo nel prossimo anno

Nel 2021 il 5G è un mercato ancora agli inizi, con una filiera in costruzione, ma sono stati fatti importanti passi avanti rispetto ai dodici mesi precedenti. In primo luogo, è aumentata la copertura 5G, che oggi è pari a una decina di punti percentuali in 5G Non Standalone e al 95% della popolazione servita in Dynamic Spectrum Sharing (si intende la possibilità per un operatore TLC di usare lo spettro di frequenze del 4G e di farlo funzionare anche per il 5G, ndr), utilizzando quindi, in gran parte, le frequenze 4G.

È stato avviato il mercato consumer, con la crescita delle vendite di terminali 5G ai consumatori finali e delle sottoscrizioni 5G.

Nel mercato Business, sono emersi i primi casi d’uso con imprese e pubbliche amministrazioni: al momento se ne contano una decina sul territorio italiano, fra progetti commerciali, iniziative sviluppate grazie a finanziamenti europei o co-investimenti con le telco, in diversi ambiti, come Smart & Connected Vehicle – Safety (soluzioni per migliorare la sicurezza dei guidatori), Autonomous Vehicle & Smart Road e Remote Monitoring – Distributed Assets. Un numero contenuto (come negli altri paesi europei, del resto) ma con benefici già concreti, come la riduzione dei costi di alcuni processi, l’aumento della produttività e la riduzione delle emissioni.

È cresciuta la conoscenza delle caratteristiche del 5G da parte delle aziende end user, le potenziali utilizzatrici di questa tecnologia: il 30% ha un livello di conoscenza almeno buono, contro il 24% del 2020, e soltanto il 27% non la conosce affatto (era il 48% lo scorso anno). Le imprese dimostrano anche una maggiore consapevolezza delle opportunità offerte dal 5G, con il 34% che lo valuta positivamente e si sta attivando per capire come sfruttarlo (14 punti in più del 2020) e il 30% che dichiara di aver avviato progetti o iniziative pilota nell’ambito o di volerlo fare nel prossimo anno. Anche le imprese della filiera ICT si stanno muovendo: il 43% ha attivato o intende attivare progetti 5G nei prossimi 12 mesi. Ora è il momento di sfruttare l’esperienza dei primi casi e la maggiore maturità delle imprese per investire e far crescere un mercato ancora immaturo ma con grandi opportunità da cogliere.

Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio 5G & Beyond della School of Management del Politecnico di Milano, presentata lo scorso novembre durante il convegno “5G: è il momento di investire”.

“Il 5G costituirà un abilitatore fondamentale per la trasformazione digitale del Paese, offrendo la possibilità di costruire servizi e applicazioni non pensabili con le reti attuali. Ci arriveremo per fasi successive, perché questo traguardo richiede di mettere al loro posto una serie di tasselli articolati, attraverso convinzione e investimenti da parte di tutti (privato e pubblico, filiera e aziende utenti) – afferma Giovanni Miragliotta, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio -. Questi dodici mesi hanno messo ancora più in luce la dicotomia che esiste tra la chiarezza dei bisogni e delle prestazioni attese dal 5G e, per contro, la portata degli investimenti, la complessità della catena del valore da creare e la necessità di avere aziende utenti mature sul digitale per valorizzare appieno la nuova rete”.

Coordinati da Colt, il consorzio porta i benefici della connettività 5G privata ai network aziendali nell’edificio PB5 La Défense a Parigi.

La sfida tecnologica del 5G si gioca nella capacità di unificare la connettività a livello locale della singola fabbrica e distretto produttivo con quella nazionale e globale” – afferma Antonio Capone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio 5G & Beyond -. Quindi l’esistenza di grandi reti pubbliche ad ampia copertura e dalle alte prestazioni è condizione fondamentale perché la rivoluzione del 5G si possa compiere. Per averle servono grandi investimenti che possono sostenersi in larga misura sulla base dei numeri del mercato consumer che non è il palcoscenico su cui ci aspettiamo di vedere grandi novità dal 5G, ma dalla cui salute dipende l’esistenza dell’infrastruttura comune. E proprio perché l’infrastruttura comune è condizione necessaria, dove il mercato non arriva a rendere profittevole l’investimento sarà importante il buon utilizzo dei fondi pubblici”.

“Fino al 2020 l’attenzione del mercato era concentrata sulle sperimentazioni per testare l’efficacia della tecnologia, mentre ora il focus è sull’identificazione di esigenze concrete che già oggi possono essere soddisfatte con l’attuale livello di sviluppo delle reti 5G – afferma Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio 5G & Beyond -. Tali soluzioni consentono di ottenere già dei primi benefici e potranno poi evolvere per valorizzare le caratteristiche distintive della nuova infrastruttura di rete, che consentiranno di ‘fare un salto di qualità’ nei servizi offerti e nei risultati ottenibili. È proprio con questo “spirito” che sono stati lanciati i primi casi commerciali. Sono però ancora pochi, molti Paesi hanno già fatto più che da noi in Italia e in Europa”.

Le tecnologie

Oltre alle caratteristiche più note, sono tre le novità architetturali di grande prospettiva che spingeranno lo sviluppo del 5G. Le tecnologie radio a onde millimetriche (mmWave), che, combinate con le tecnologie FWA, permettono di raggiungere le prestazioni della fibra, come picco di downlink e uplink. Ma anche le soluzioni di Multi-access Edge Cloud (MEC), che consentono di trasformare la rete in una piattaforma di calcolo (quindi non solo connettività) e di avvicinare la distanza tra terminali e server delle applicazioni per ridurre la latenza.

Le soluzioni MEC richiedono forti investimenti da parte degli operatori e, ad oggi, non c’è una richiesta così forte, perciò attualmente sono legate principalmente allo sviluppo di progetti di reti 5G dedicate a siti e distretti industriali. Le soluzioni Open RAN (Radio Access Network), infine, sono un’architettura che sfrutta la disaggregazione della rete di accesso radio in componenti separate e la possibilità di trasformare la maggior parte di esse in applicazioni software su un hardware generale; esse apriranno a nuove relazioni tra i produttori di apparati e componenti di rete e alla possibilità di implementazioni multi-fornitore.

La nuova 5G value chain


L’arrivo delle reti 5G sta modificando la filiera tradizionale delle Telecomunicazioni mobili per lo sviluppo di progetti B2b. Le nuove reti richiederanno nuovi ecosistemi con una collaborazione tra aziende TLC e altre realtà, anche di settori differenti (come i cloud provider o i fornitori di servizi di cybersecurity) – afferma Ivano Asaro, Direttore dell’Osservatorio 5G & Beyond -. Oltre a un ruolo centrale delle aziende utenti, la nuova catena del valore richiede un ampliamento delle competenze (sia specialistiche di rete, sia legate ai domini verticali di applicazione del 5G). Molto interessante anche il coinvolgimento delle startup, per perseguire al meglio l’obiettivo di sviluppare servizi innovativi, introducendo un punto di vista e un know-how nuovo”.

L’Osservatorio ha censito 98 startup internazionali 5G finanziate fra il 2016 e il 2020 per un totale di 2,2 miliardi di dollari di investimenti raccolti, pari a un finanziamento medio di 26 milioni di dollari. Le principali tecnologie 5G sfruttate sono l’Edge Computing (21% delle startup), seguito dall’URLLC (9%), ma buono l’interesse anche per l’Open RAN. Tra le tecnologie ancillari, la più esplorata è l’Artificial Intelligence (30%) per offrire servizi alle aziende clienti e l’ottimizzazione della gestione della rete, e l’IoT (28%).

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